Feb 24
Le corde contro i bottoni
Mentre il mondo dibatte tra crisi reale crisi avvertita manco si parlasse del caldo d’estate io me ne sto qui, continuando a fare quello che sempre faccio, raccimolare lavori, anche sottopagati per concedermi un altro viaggo per ri-vederla.
Ho usato il verbo ri-vederla ma non c’è niente di meno adatto; è la scoperta che mi piace, l’epifania e il colpo allo stomaco che da ogni nuovo atterraggio in terra straniera.. anche se il ciao è sempre composto di 4 lettere e gira rigra anche se parlassi italiano mi capiresti benissimo.
Il fatto è che tu sei nuova ogni volta, un abitudine che non ti rende mai routine. E allora forse “I found my way home” a Madrid.
Ma non era queto di cui vi volevo parlare , oggi me ne sto da un cliente e avendo scordato l’ipod acceso su traccia Hadouken! - Crank it Up ricevo questo commento:”io non riesco proprio a capirla la musica elettronica non c’e’ paragone con la musica seria”.Mai frase è stata più inadatta alle mie orecchie, la tipica snob del cazzo che non capisce che la musica è musica, che è inutile che un gruppo di oggi suoni musica degli anni’50 perchè anacronistico e già fatto, e che se fosse per lei, per la snob del cazzo forse sremmo ancora ad ascoltare la classica.
Sarebbe facile ripetere Picasso e gli impressionisti, come sarebbe facile rifare gli Who nel 2009, non è di questo che abbiamo bisogno.
Per lo meno le mie orecchie non ne hanno bisogno, se voglio sentire I Rolling Stones so dove andarli a cercare, non ho bisogno di comprare il loro ultimo disco. Meglio forse essere come i Talking Heads o i Television smettere quando non hai più niente da dire… proprio come gli U2 oggi.
Io voglio sentire il suono che si evolve, che dalle corde di una Les Paul si possono usare benissimo i bottoni di un 505 ma perchè poi dai violini alle chitarre è concesso e dalla chitarra al synth no?
Adesso ditemi cosa suscita questo:
E questo:
E questo:
Il vostro peggior ascoltatore.
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Qualche sera fa, in una puntata del “Tulipano Nero” (che solo in Italia si chiama così e vai a capire perchè) veniva ben narrata una storia di fantasia intorno al difficilissimo passaggio dal clavicembalo al pianoforte nella Francia di Maria Antonietta. Ovviamente ci penserà la Stella della Senna a delineare il corso degli eventi storici. La storia (della musica strumentale) è piena di queste fasi di transizione, non ultima quella sanguinosa che ha visto il passaggio degli studenti delle medie inferiori dal flauto dolce, detto volgarmente piffero, alla diamonica Bontempi, cominciata nei primissimi anni ‘80.
Ma questa faccenda ci fa capire soprattutto un’altra cosa importante: che non fanno più i cartoni animati di una volta.
D:M